Roberto lo Normanno

Roberto de lo leone rampanteLo mio nome è Roberto, soldato et vice-capitano d’arme sono al soldo de lo messer podestà di Santo Severino.
Come Iddio Nostro Signore volle che io giunsi in codesto loco or, dunque, vi narro.
Nato sono nell’anno del Signore 1238. In me scorre fiero et nobile sangue normanno et i miei antenati son giunti, secoli or sono, ne la penisola italica da le lontane terre del nord.
La mia famiglia possiede un vasto feudo nelle terre di Taranto et l’onore legato al suo nome è cresciuto grazie alle imprese realizzate in Terra Santa da mio padre, crociato al seguito de l’imperatore Federico II. Lo vessillo della mia famiglia è un leone d’oro in campo blu, simbolo de nobiltà et fierezza.
Son cresciuto senza che mai mi sia mancato nulla, la conoscenza in materia di fede così come in tutti gli altri campi de la filosofia, de la logica, de lo diritto, mi è stata donata,fin da la giovane età,da l’amorevole cura de i monaci cistercensi, da cui ho sempre preferito sfuggire per dedicarmi alle sacre arti de la scherma et de la cavalleria. Lo mio destino era fin da allora già segnato: essere un cavaliere degno di mio padre.
La mia condizione di figlio cadetto, però, mi ha escluso fin dalla nascita dalla possibilità di ereditare le terre de la mia famiglia et ciò mi ha spinto fin dall’età di diciotto anni a cercare gloria et onore in terre straniere.
Lo mio casato da sempre ha dato lo suo appoggio a l’imperatore svevo ne la lotta per il potere in Italia contro il Papa e anch’io decisi che avrei dovuto dare la mia spada per servire Manfredi. Così son partito,al seguito del comandante Percivalle D’Oria,verso settentrione,con il compito di soggiogare numerosi Comuni ne la Marca et ne la Romagna che dimostravano aperta ostilità nei confronti de l’imperatore. Ho partecipato a molte battaglie ove lo mio valore è emerso in varie occasioni, tanto che lo stesso generale D’Oria mi ha consacrato cavaliere il giorno di Pasqua dell’anno Domini 1258 ne la chiesa d’Assisi. Correvano tempi difficili per i Ghibellini poiché tutta la Marca di Ancona, che ha dato addirittura gli stessi natali al grande Federico, si era ribellata a Manfredi. Soltanto un libero comune era rimasto valorosamente fedele all’imperatore et proprio in questa fiera città, Santoseverino, da lo nome de lo suo santo protettore, mi son recato con l’esercito di Percivalle. Questa città et i suoi abitanti, così fedeli al mio credo, hanno suscitato in me lo desiderio di rimanere. Ivi ho conosciuto un nobile cavaliere, Arcanto de la Truschia, detto Lupo Solitario, lo quale mi ha invitato ad unirmi a la sua compagnia di fieri combattenti votati a la difesa de la città et de la causa imperiale.Ho accettato senza indugio et sono entrato a far parte de la Compagnia de lo Grifone. Sono chiamato Roberto de lo Leone Rampante, dal felino dipinto sul mio scudo, et a volte semplicemente “Lo normanno”. Negli anni, insieme a lo capitano Arcanto, ho contribuito ad accrescere la fama et la gloria de la compagnia et grazie ai miei meriti,ma soprattutto a la bontà d’animo de lo stesso capitano,mi è stato conferito lo titolo di vice-capitano d’arme.
Ivi termina la mia storia. Che la Santa Vergine, San Giorgio et San Michele proteggano la nostra compagnia.

 

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