| Ottone |
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Come si addice a gli eroi Ottone nacque in un giorno di tempesta, in un freddo inverno… E tuoni e fulmini spaccavano i cieli. Forse è per questa fatalità del natio giorno che tutti si aspettavano grandi cose da lui anche se era solo un secondogenito. Come ci si aspettava dal figlio di un vassallo venne istruito nelle conoscenze accademiche e nell’arte della spada. Ei preferiva la pratica alla teoria, e la spada divenne la sua più gran compagnia di momenti di diletto e crescita. Questo perché il suo temperamento indomito era incontenibile e spesso sgattaiolava via dalle lezioni del povero anziano maestro di dottrine che suo padre gli aveva assegnato. Essere il figlio di un nobile non lo risparmiava di certo dalle punizioni, ma esse non lo dissuasero mai dal godersi appieno la vita, lontano dalle noiose nozioni del maestro. Tutti crescono e di certo Ottone non fa differenza, suo fratello Luigi venne preparato a dovere per assumere il ruolo di vassallo una volta che le circostanze lo avessero reso indispensabile, mentre Ottone, passava le sue giornate tra un birra all’osteria e un incontro amoroso con qualche giovane donzella desiderosa di entrare nelle grazie della sua famiglia così ricca e ben vista. A dire la verità spesso si infilava anche in letti di donne maritate… ma il rischio di essere scoperto rendeva l’impresa ancora più appetibile… appetibile certo… finché un marito troppo premuroso non tornò a casa prima del previsto. Non ci fu via di fuga per Ottone, l’uomo sguainò la spada e si sa… all’acciaio si risponde con l’acciaio, non esiste altra via. Lo scontro fu violento e il destino o forse il signore, volle che il povero marito rimase trafitto in pieno petto dalla lama di Ottone che non gli lasciò via di scampo. Il giovane guerriero l’aveva combinata davvero grossa… andare a letto con donne sposate era di per se vergognoso, ma uccidere un pover’uomo senza colpa era davvero troppo. Suo padre non lo avrebbe mai perdonato.. per non parlare di Luigi… già vedeva quegl’occhi pieni di sdegno che gli si piantavano addosso come ad inchiodarlo su un patibolo immaginario… che poi sarebbe diventato molto, troppo reale. Un solo pensiero gli si stampò in mente… fuggire.. lontano ed il più in fretta possibile. Raccolti i suoi pochi averi sparì dalla città per non tornarvi mai più, magari la sua famiglia lo avrebbe creduto morto. Lascò dietro di se il cognome di suo padre e anche lo stemma di famiglia, tre colli sormontati da una quercia, ormai non se li meritava più. Al suo posto scelse di avere il cinghiale, animale il cui stile di vita solitario e girovago era così simile alla sua attuale condizione. I giorni passarono ed Ottone girò in lungo e in largo la stupenda Marca. Durante il viaggio, per la città di San Severino venne attaccato da dei vili briganti che con la forza del numero lo stavano conducendo rapidamente alla resa. Il guerriero venne salvato dal provvidenziale quanto inaspettato aiuto di 2 guerrieri a lui sconosciuti ma riconoscibili come cavalieri dalle insegne che portavano. Dopo avergli salvato la vita si presentarono come Arcanto il lupo solitario e Roberto lo normanno. Ottone fortemente rinnovano nello spirito da questa vicenda decise di assumersi le sue responsabilità e di mettere la propria spada al servizio dei suoi salvatori, almeno finché non fosse riuscito ad onorare l’immenso debito contratto nei loro confronti. Fu così che volente o nolente Ottone entrò a far parte della Compagnia Grifone della Scala. Chissà che non sia un nuovo inizio…. |