Goffredo de Castri Ficcardi

GoffredoNacqui nell'anno di Nostro Signore 1240 in un piccolo centro della marca d'Ancona.
Figlio di mercante, dimorai per parecchi anni a Castri Ficcardi comune che mi diede i natali, fui avviato in un primo tempo alla carriera di mio padre, ma pur essendo questa piuttosto lucrosa non accontentava il mio animo di giovine che bramava di  veder iscritto il suo nome nella storia accanto a quello dei più grandi.

Onesti mercanti quali erano, furon i miei avi, da tempo, ad esser designati per ammassar il tradizionale "pallio" che Castri  Ficcardi doveva annualmente al libero comune d'Ancona, che ricco già era di stoffe e pregiate mercanzie ma avaro da richieder pegno del vassallaggio.

Nel 1247, i Castellani miei concittadini, ch'erano passati dalla parte di Federico Hohenstaufen nell'anno 1245, furono coinvolti nell'assedio di Ancona. Le  truppe di cui fan  parte Saraceni, Maceratesi, Jesini, Senigalliesi, Matelicesi ed Osimani, che nel 1240 erano stati scomunicati da papa Gregorio IX, sconfissero gli Anconitani ed i Recanatesi che fanno parte dell'esercito papale.

Pochi anni più tardi mio padre, magnanimo e accondiscendente, acconsentì d'istruire il mio fratello alla carriera di famiglia pur non essendo quest'ultimo il primogenito, non s'addiceva di fatti a lui nè la tonaca nè l'arme; e venni lasciato quindi libero di cercare fortuna là, dove ferro e forza erano ricercati e ben ricompensati.

Come in tutte le arti della vita, anche quella dell'armato prevede un duro apprendimento, dovetti quindi passare sotto il  servizio di molti uomini d'arme prima che da semplice donzello al servizio di vari signori, io potessi passare a maneggiar un'arma mia, che non avessi più dovuto condivider con nessuno all'interno di un cortile. A costoro offrii i miei servigi e capitò ch'essi ben pagarono questa mia arte così duramente appresa, fin tanto che nel 1257 potei permettermi d'acquistar con i  miei denari, e con l'aiuto di un considerevole lascito da parte di mio padre, il necessario per poter militare nella cavalleria come boni civies. Ma non essendo la mia famiglia di nobili origini, nè vassalli di signore alcuno, non potei esser insignito cavaliere, dovetti quindi prestar servizio come armato a cavallo e niente più. 

Nel 1258 il re Manfredi, figlio dell'imperatore Federico II, levatosi ad invadere la Marca vi ha spedito Percivalle d'Oria. Questo capitano dopo aver trovato resistenza ad Osimo ha grandi accoglienze da noi Castellani che eravamo timorosi di  mali peggiori, che da tempo su di lui udivamo, tanto che ospitammo dentro le mura le milizie del Re, accettando l'investitura di questa terra a Rinaldo da Brunforte.

Si prospettava per me buona sorte, al servizio di Brunforte avrei ottenuto gloria e denaro, ma sopratutto sarei per magnanimità sovrana divenuto cavaliere. Non accettò i miei servigi Brunforte e dovetti provare quindi ad offrirli a quell'esercito che tanto vasto e misto era, che spesso di rinfoltirlo v'era bisogno. Percivalle D'Oria, o meglio uno dei suoi comandanti, acconsentì al mio arruolamento, e non feci in tempo a sentir tutti gli scherni lanciatimi da coloro che di nobili origini erano, che in pochi mesi ci ritrovammo lontano dalla mia casa, nei pressi della città di San Severino.

Lì le truppe di Percivalle D'Oria e di Enrico da Ventimiglia si riunirono ed i due generali vennero accolti con grandi onori, tanto da esser ospitati entro le mura, non per timore ma per riverenza.

Io proseguii il cammino con gran parte del resto dell'esercito, mentre altri rimasero nella città di San Severino, fino a raggiunger Camerino che nel 1259 viene consegnata da Raniero de'Baschi a noi truppe di Percivalle D'Oria. Si diffondeva tra le fila la notizia che l'appena avvenuta vittoria fosse merito anche d'una compagnia d'arme settempedana detta Grifone della Scala. Curiosità nacque in me riguardo tale informazione, ma altri problemi avevo, poiché ferito rimasi in battaglia e molto tempo ci volle prima che le mie ferite fossero risanate, tanto che dovetti abbandonare l'armata di Percivalle d'Oria e far fondo ai miei aver per acquistare un piccolo terreno nei pressi di Tolentino dove rimasi per i successivi otto anni, sostentandomi con ciò che meglio sapevo fare, servire con l'arme il signore che mi pagava.

Nel 1267 stanco di quella immobile vita vendetti tutto e ritornai, spinto da curiosità, verso San Severino,dovrei avrei voluto incontrare quella compagnia che combatté al mio fianco otto anni prima. Entrai in città  e prima di chiedere informazioni mi fermai in taverna dove sorte volle che lì incontrassi il capitano della compagnia del Grifone della Scala al quale offrii bonariamente una bevuta in segno di rispetto.

Prese in considerazione il mio ingresso nella compagnia, il capitano Arcanto detto dello Lupo, ed io accettai di buon grado l’offerta, accompagnarmi a cavalieri d’onore e di valore, era quanto da sempre avevo desiderato, e la possibile investitura per valore a cavaliere, sarebbe potuta nel tempo arrivare....

 

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